Libro: Necropoli di Pahor Boris, Fazi
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Necropoli

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Necropoli

Campo di concentramento di Natzweiler-Struhof sui Vosgi. L'uomo che vi arriva, una domenica pomeriggio insieme a un gruppo di turisti, non è un visitatore qualsiasi: è un ex deportato che...... leggi la trama completa

Genere: Narrativa Straniera
Autore: Pahor Boris
Collana: Le Strade
Editore: Fazi

Voto medio 4
Voto medio 4 su 5
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Campo di concentramento di Natzweiler-Struhof sui Vosgi. L'uomo che vi arriva, una domenica pomeriggio insieme a un gruppo di turisti, non è un visitatore qualsiasi: è un ex deportato che a distanza di anni è voluto tornare nei luoghi dove era stato internato. Subito, di fronte alle baracche e al filo spinato trasformati in museo, il flusso della memoria comincia a scorrere e i ricordi riaffiorano con il loro carico di dolore e di rabbia. Ritornano la sofferenza per la fame e il freddo, l'umiliazione per le percosse e gli insulti, la pena profondissima per quanti, i più, non ce l'hanno fatta. E come fotogrammi di una pellicola, impressa nel corpo e nell'anima, si snodano le infinite vicende che parlano di un orrore che in nessun modo si riesce a spiegare, ma insieme i tanti episodi di solidarietà tra prigionieri, di una umanità mai del tutto sconfitta, di un desiderio di vivere che neanche in circostanze così drammatiche si è mai perso completamente.
Autore:Pahor Boris
Collana:Le strade
Editore:Fazi
Argomento:Narrativa straniera
Anno:2008
Informazioni:pg. 280
Codice EAN:9788881128815
Necropoli - Recensioni
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Fabio
27/04/2008
Voto 4 4 su 5

Dopo 40 anni dalla prima pubblicazione viene finalmente tradotto in italiano il capolavoro di Boris Pahor, triestino di lingua slovena. Necropoli è il racconto delle impressioni che si scolpiscono sulla pelle e nello stomaco dell’autore che, a distanza di anni, torna a Natzweiler-Struthof, uno dei tanti campi di lavoro concepiti dalla macchina di morte nazista, dove era stato internato come prigioniero politico, a causa della sua collaborazione con la resistenza antifascista slovena. Riaffiora dal fondo del ricordo la tragedia irremovibile, un fiotto di immagini di delirante dolore e tragedia. Nervi straziati ancor più dal senso di colpa, dalla responsabilità verso quanti da quel filo spinato non sono mai tornati indietro. Unica prospettiva che sembra alleggerire il peso alla gola è il ricordo della solidarietà tra prigionieri e l’istinto naturale a scegliere ed amare la vita, sebbene l’inclinazione più facile sarebbe stata quella contraria. Un viaggio nella "città dei morti", autobiografico, intenso e scritto senza lasciare il minimo spazio all’autocommiserazione. Come non affiancarlo a Primo Levi.

grazia
21/04/2008
Voto 4 4 su 5

la storia che tutti vorremo dimenticare ma che non si può dimenticare...