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La solitudine dei numeri primiAlice è una bambina obbligata dal padre a frequentare la scuola di sci. È una mattina di nebbia fitta, lei non ha voglia, il latte della colazione le pesa sullo stomaco. Persa nella...... leggi la trama completa Genere: Narrativa Italiana
11 recensioni -
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La solitudine dei numeri primi - Recensioni
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lu95
23/08/2009
Tutte le recensioni dicono bel libro,da non perdere e blah blah blah ........ ma dovè bello !?? insomma è un libro "bello" moralmente ma ..non so..gli manca qualcosa perchè la storia è discreta..forse non è racccontata bene ????????????Inoltre il finale mi ha lasciato parecchio delusa...è come se non fosse finito ....un finale privo di significato,spero che ci sia una continuazione così da poter rimangiarmi tutto perchè il finale,nei libri,è molto importante,e non credo di essere l'unica a pensarla in questo modo.................e inoltre i due protagonisti ... non doveva finire così punto e stop !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!non me la sento di consigliarlo............. ......................... ......................... ... sufficiente\discreto Gabriella
31/07/2009
Un libro che ha il potere di tenerti incollata a sè. Bellissima l'alternanza dei capitoli con le storie di lei e di lui che si sviluppano parallele fino al loro incontro ed alla fusione in una unica anima. Il travaglio interiore che i due protagonisti dimostrano in tutte le loro forme offre una visione del malessere quotidiano dell'epoca adolescenziale. Il tutto portato all'estremo. Non mancano momenti in cui la narrazione fa vibrare qualcosa di sconosciuto provocando anche qualche lacrimuccia... Unico difetto? Il finale poco in linea con l'alto livello tenuto nel corso di tutto il libro. anna
10/07/2009
Un libro può fare paura, suscitare ilarità, far leva sul puro sentimento. Questo libro crea un'emozione che è invece la più difficile da raccontare, perchè è sempre meglio non darle peso, ed ignorarla. Racconta il Disagio. Fa sentire il disagio. Il disagio della diversità, la differenza che c'è in ogni individuo, proprio in quanto unico, e in quanto solo. Per chi sa riconoscere l'innegabile debolezza dell'umana incomunicabilità. Chiamiamola solutidine, o semplicemente coscienza, oggettiva e quasi cinica. Un libro che è verità, maieutica. Facciamoci i conti, chè merita... achille
16/01/2009
Scrivi la tua recensione... Questo libro no sa di niente. E' scritto bene, infarcito di metafore linguistiche e di ricercate novità espressive. E basta. Le figure che vi sono descritte sono improbabili. Anche i sentimenti sono esasperati e forzatamente formali. Iltutto finisce con l'essere inconcludente, come racchiuso in una gabbia di matti. Vi sono, poi, degli episodi assolutamente inutli all'economia del romanzo, che sembrano esservi stati descritti solo per assecondare una certa morbosa curiosità o per equilibrare la sofferta ed allucinata eterosessualità dei personaggi principali: esclusi dal contesto, non se ne sentirebbe la mancanza e non toglierebbero, così come non aggiungono niente all'opera. Francamente, non so come e perchè abbia meritato di essere edito da Mondadori! giannina
20/12/2008
Non si può dire che non sia un bel libro. Si legge volentieri. E' una storia ben intrecciata e quindi vuoi continuare a leggere. Però alla fine non ti resta molto. Ti resta un senso di negatività, una sensazione di vuoto, di mancanza. Forse è un libro più adatto agli adolescenti perchè agli adulti alla fine manca qualcosa. Sono curiosa di sapere come sarà il prossimo romanzo di quest'autore. Spero avrà una storia più positiva. Perchè la vita ha molto di positivo, dobbiamo solo avere il coraggio di raccontarlo, di raccontare il bello della vita in modo interessante e accattivante. elisabetta
09/12/2008
ottima storia ricca di vita reale che talvolta visti gli eventi del racconto sfiorano l'irrealismo. il desino e' sempre imprevedibile.......ELISA BETTA Alessia
02/11/2008
Desideravo leggere questo libro da tempo. Mi aveva affascinata la copertina, il titolo, l'idea che trovavo molto bella di utilizzare termini matematici per esprimere la solitudine. Poi ha vinto il Premio Strega 2008 e mi sono detta che era l'occasione giusta per leggerlo, e recensirlo qui. Le cose che ho elencato mi affascinano anche ora che ho finito il libro, ma devo dire che il mio entusiasmo si è parecchio ridimensionato. La storia forse la si conosce a grandi linee; due ragazzi, Alice e Mattia, da bambini subiscono "incidenti" che li segnano per la vita, e che hanno un certo impatto sulle loro relazioni con gli altri e su quella che instaurano l'uno con l'altra. Viene descritto un dolore fortissimo, profondo e che non si può affievolire, ma non mi è piaciuto molto proprio come veniva raccontato. Lo stile è, per i miei gusti, un po' troppo freddo e distaccato. Non ho sentito empatia per i personaggi, non mi sono sentita coinvolta, non ho trovato che ci fosse una grande introspezione psicologica che spiegasse quell'abisso che viene spesso citato. I due personaggi erigono un muro intorno alla loro sofferenza, ma si fatica a capire il perchè di certi comportamenti, di certe frasi, di certe decisioni. Inoltre ho trovato a tratti fastidioso il fatto che Mattia vedesse la matematica pure negli zerbini. Può essere visto come un tratto psicologico importante, e in effetti lo è, ma a volte stroppia. Anche la storia in sè non mi ha entusiasmata molto, anzi, mi sono un pochino annoiata. I protagonisti, come dicevo, non mi hanno coinvolta, nonostante il loro passato sia presentato come fortemente tragico e il loro presente sia uno sfacelo. Ho provato sinceramente più "pena", se così si può chiamarla, per le persone che entravano nelle loro vite, come i genitori, gli amici eccetera. Per Alice e Mattia ho provato una mezza indifferenza, tanto che quando ricapitava qualcosa di brutto a uno dei due il primo pensiero era "pure questa? e basta!" Probabilmente io non sono fatta per leggere libri scritti in uno stile simile a quello di Giordano. Preferisco libri che mi facciano ridere o piangere, e questo non ci è riuscito. Comunque, è un gusto personale, e sicuramente altre persone vi diranno che questo è il pregio principale del libro. Per il resto, rimango dell'opinione che equiparare la solitudine dei due protagonisti ai numeri primi gemelli sia un'idea bellissima, che continua ad affascinarmi. Purtroppo non posso dire altrettanto della storia. In ogni caso, non penso sia un libro da buttare via; penso sia uno di quei libri che o lo ami o lo odi, e per saperlo puoi soltanto leggerlo. beatrice
31/08/2008
la difficoltà del non essere normali in un modo che ancora vede le differenze come un ostacolo sociale.. il percorso di due adolescenti difficili.. un libro da leggere per riflettere mariagrazia
31/07/2008
Alice e Mattia, sono come due numeri primi, divisibili per uno e per se stessi. Entrambi sono il prodotto della loro infanzia, difficile e solitaria; Alice si rifugia nell'anoressia per punire i genitori e se stessa; Mattia trova la propria soluzione nell'autolesionismo. Il libro ha una propria originalità pur trattando argomenti molto attuali: bullismo, anoressia, autolesionismo, difficoltà a relazionarsi con gli altri e con se stessi... Fragili e malati di individualismo, non riescono a venire fuori da se stessi e da quell'io in cui, ermeticamente, si sono chiusi senza lasciare posto ad altri che a se stessi. diletta
24/07/2008
Un libro che vale veramente la pena di leggere. camilla
22/05/2008
Questo autore così giovane riesce a raccontare i disagi e le problematiche dei due protagonisti in modo molto naturale ed estremamente realistico. Ogni esperienza sembra sottolineare la crudeltà della vita, alla quale comunque ci aggrappiamo, felici dei pochi momenti intensi che ci vengono offerti. Le situazioni possono essere le più diverse, ma chi non ha mai provato quella sensazione di spaseamento, sofferenza e anormalità che provano continuamente i due protagonisti? Attraverso il libro seguiamo il loro percorso di crescita e alla fine ci sembra di aver affrontato tutte le grandi difficoltà della vita insieme a loro e sebbene alla fine riescano a trovare una sorta di stabilità-lietofine, si rimpiangono quei bambini spensierati delle prime pagine che potevano diventare tutto e sono diventati molto di più. |
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