Libro: Falce E Carrello. Le Mani Sulla Spesa Degli Italiani di Caprotti Bernardo, Marsilio
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Falce e carrello. Le mani sulla spesa degli italiani

Versione: Libri
Falce e carrello. Le mani sulla spesa degli italiani

Bernardo Caprotti è l'imprenditore che ha portato all'eccellenza i supermercati in Italia. Ne ha fatto un caso di rinomanza internazionale, nel settore. A 81 anni ha deciso di rompere il suo...... leggi la trama completa

Genere: Economia
Autore: Caprotti Bernardo
Collana: Gli Specchi
Editore: Marsilio

Voto medio 3
Voto medio 3 su 5
3 recensioni - leggi tutte le recensioni
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Bernardo Caprotti è l'imprenditore che ha portato all'eccellenza i supermercati in Italia. Ne ha fatto un caso di rinomanza internazionale, nel settore. A 81 anni ha deciso di rompere il suo riserbo (niente interviste, niente fotografie, poche apparizioni pubbliche, tanto lavoro) e in questo libro-denuncia racconta ciò che ha dovuto subire per mano delle Coop. Dai primi contatti con il gigante "rosso" della grande distribuzione fino alle polemiche degli ultimi mesi, il fondatore di Esselunga ricostruisce un confronto pluridecennale scambiato fino a poco tempo fa per normale concorrenza ma che, secondo l'autore, aveva il solo scopo di far sparire la sua azienda dal mercato.
Autore:Caprotti Bernardo
Collana:Gli specchi
Editore:Marsilio
Argomento:Economia
Anno:2007
Informazioni:pg. 187
Codice EAN:9788831793728
Falce e carrello. Le mani sulla spesa degli italiani - Recensioni
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andrea
29/01/2008
Voto 4 4 su 5

Tutte le stranezze degli italiani

Elena
29/01/2008
Voto 2 2 su 5

Sabato ho comprato il libro di Caprotti “Falce e carrello: Le mani sulla spesa degli italiani”. Ieri sono riuscito a finirlo. Mai mi sono trovato di fronte a un personaggio così squallido come l’autore di questo libro. A mio parere rappresenta l’Italia rovinata dalla prepotenza e la superbia di certi dirigenti aziendali. Non entrerò in merito alla denuncia tra supermercati di destra e sinistra ma quello che non riesco a capire è come certi tirannosauri continuino a parlare. Mi limiterò a discutere sul settore tessile dove in teoria la famiglia Caprotti fu molto nota ad Albiate nella provincia di Milano, quella elite che l’autore definisce come l’aria pura della Brianza nel suo libro. Certamente riesce a dire che Lui non fu un fascista ma un prepotente di primo livello, e in certo senso molto segregazionista. Prima di svendere la Manifattura ad Albiate, ogni anno si faceva vivo ad Albiate per lasciare un bel assegno e così per coprire le perdite dell’azienda tessile. Ma quello che il cavaliere Bernardo Caprotti non dice era come si comportava con il Suo personale amministrativo, con i dipendenti e le operaie che erano licenziate di fronte ai telai e colleghi di lavoro per dimostrare chi detenesse il potere. Sarebbe interessante capire se questo metodo l’abbia imparato in America o nella Europa fascista. Lei non dice nel Suo libro che ridusse l’azienda in rovina: uffici distrutti, telai dell’epoca fascista (come mai non cambiò il parco macchine nella democrazia), personale e produzione disfatti. Qualcuno può pensare che oggi la realtà sia migliorata ma non è così. Perché il signore che non volle vendere alla Coop lasciò la manifattura in mani d’altri squallidi individui di Bergamo. Altri personaggi del suo livello sono gli Albani. Ho letto i libri della collezione “casoncelli bergamaschi” della Blue Herons, e ho trovato un racconto chiamato “Go out Signora Cristina” nel libro “I demoni sotto l'ombra dell'angelo, 101 storie di cattiveria e ignoranza nel tessuto industriale lombardo”dove l’azione si centra nel cercare di rovinare l’esistenza di questa Sua bravissima ex dipendente con il gioco del bastone e la carota, o per utilizzare un termine inglese più attuale, fare del mobbing. In questo caso è il piano portato avanti da quello squallido personaggio chiamato dall’autore “Il monsignore” o “ex Dupont”. Non sa niente del settore tessile ma con le metodologie imparate in Francia riesce a fare l’eterno gioco sporco di buttare della finestra del bagno delle persone oneste. Caprotti si lamenta nel suo libro, strapieno di tabelle e documenti, ma si dimentica la parte più importante, abbiamo superato l’epoca fascista. Purtroppo, altre aziende ultra centenarie nel settore tessile seguono le sue tracce di prepotenza ma vorrei vederli come continuano a navigare con un euro così forte, senza che mai, ripeto mai, abbiate investito seriamente nel settore della ricerca italiana, perché siete sempre padroni, dal punto di vista del profitto e dei poveri elemosinanti nel momento di dover investire nella tecnologia. Basterebbe guardare come si comportano quelli che hanno comprato la Sua manifattura. Siete identici. Inoltre non credo che Lei abbia pianto quando l’Italia dichiaro la guerra nel giugno 1940, come dice nella pagina 43 del libro. Poi, non si riesce a capire il suo buon senso della italianità, inserendo la fotografia del presidente della Repubblica (allegato 27), per criticarlo visto che incontra la massima rappresentanza della sua concorrenza. Il rispetto per le massime figure della Repubblica italiana è uguale a zero. Infine, questo libro serve a comprendere meglio tutto il giro che c’è dietro a certi tirannosauri dell’industria tessile e del settore alimentare, che ancora non hanno capito che in Italia c’è la democrazia, per il bene del popolo onesto. Il libro serve come sfondo alle “caste sociali più privilegiate” nella epoca dittatoriale, ad esempio, tornare dell’America nel Queen Elizabeth, andare in caccia in Africa, ecc. quando il resto degli italiani che non avevano tutti quei soldi come l’autore del compendio, hanno dovuto prendere la valigia ed emigrare, per potere vivere, o per meglio dire sopravivere. Ecco l’altra funzione sociologica di questo libro: specchiare il lusso della classe dirigente ad Albiate e nella provincia di Bergamo, che ancora oggi rimane uguale o peggio che prima.

amleto
29/01/2008
Voto 3 3 su 5

Certe cose fanno rabbrividire.... Bel libro....